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sabato 10 aprile 2010

TESTIMONIANZE DELLO SCIAMANESIMO BURIATO E TUNGUSO


MALATTIA E DELIRIO DEGLI SCIAMANI BURIATI


Stepanov Michajl.
Basaevskkij Ulus1. Distretto di Ol’zony.
Provincia di Echirit – Bulagat.
3 novembre 1926.

Colui che sta per diventare sciamano, prima di raggiungere il proprio obiettivo, giace per lungo tempo malato, egli ha la sensazione che le anime dei suoi antenati sciamani – i suoi utcha- vengano a istruirlo.
Quando arrivano questi sciamani defunti, si cade in trance e si parla con loro come se fossero vivi; essi non possono essere visti dagli estranei, a volte si presentano da soli, altre volte in una moltitudine.
Queste anime tormentano, uccidono, tagliano il corpo con il coltello, fanno a brandelli la carne e la buttano, trafiggono il ventre affinchè il loro discendente diventi sciamano.
Nel momento in cui trafiggono e tagliano la carne, lo sciamano giace mezzo morto, il suo battito cardiaco è debole, solo parte dell’anima è ancora nel corpo e le mani e il viso divengono man mano cianotici; solo in un secondo momento egli rinviene, riuscendo a muovere le dita e a respirare un po’ meglio.


Buchašeev Bulagat.
Distretto Bulagat.
Provincia di Echirit – Bulagat.
28 ottobre 1926.

Quando una persona non è ancora divenuta sciamano, gli utcha conducono la sua anima in cielo, a “Saajtani Suulgande” (suulgan significa “riunione”) e la istruiscono. Al compimento della fase di istruzione, la carne del futuro sciamano viene cotta, affinchè egli sia pronto per il suo compito.
Anticamente era usanza comune cuocere tutti gli sciamani, perché apprendessero in questo modo il sapere cosmico.
Nel frattempo lo sciamano giace semimorto per sette giorni e i parenti, riuniti al suo fianco, cantano “Il nostro sciamano vivrà, ci aiuterà!”. A queste sedute non partecipano donne, ma solo uomini; inoltre non possono presenziare estranei mentre gli utcha cuociono la sua carne.
Centocinquanta anni fa, nel quarto rod2 Charanutskij del vedomtsvo3 Kudinskij, viveva un buriato di nome Aldyr-Areev, che giacque ammalato per ben quindici anni. Egli perse il lume della ragione, tanto che, da quanto si racconta, era solito correre nudo d’inverno per cinque verste4 fino a quando non incontrò il proprio utcha, Baruunaj (di Chonggodar – Šošolok), che lo invito a smettere di commettere tali sciocchezze e lo informo che sarebbe diventato sciamano. Gli utcha tagliarono tutta la carne di Aldyr-Areev, la misero a cuocere e, in un secondo momento, la rimisero insieme insieme, quindi egli rinacque come sciamano e, trascinato di qua e di la, curava e guariva persone ovunque.
Molti anni prima, proprio nel distretto Bulagat, era morto un grande sciamano nero, Mylyksen Baltaevskij, che, per divenire tale, offri allutcha settanta dei suoi parenti; e importante precisare che egli non aveva un proprio utcha ma, insinuandosi con la forza, ne prese uno altrui e per questo motivo, come punizione, per diventare sciamano dovette sacrificare le vite di settanta suoi parenti.


Bulgatov Buin.
Distretto di Ol’zony, villaggio Oloevskij.

Basilchanov Bagduj.
Basaevskij ulus – Distretto di Ol’zony
29 ottobre 1926.

Il buriato Mylyksen offrì al suo utcha settanta dei suoi parenti per diventare sciamano. Prima egli non aveva utcha, ma sacrificando settanta persone si era impadronito di un nuovo utcha. Solo lo sciamano che possiede un proprio utcha legittimo non deve offrire nulla in cambio.


Stepanov Michajl.
Ulus Basaevskij.
3 novembre 1926.

Se uno sciamano giace per lungo tempo ammalato, è usanza che per tutta la durata della malattia un suo compaesano invochi Bucha-Nojyn5, tutti gli altri sacri antenati e le divinità. In questo caso, quando si parla di malattia, non è chiaro se il narratore Stepanov Michail faccia riferimento alla malattia originaria che rappresenta la chiamata al servizio sciamanico o alle malattie casuali che colpiscono chi è già sciamano. Secondo la tradizione nove persone che conoscono i nomi degli utcha intonano canti: uno di loro tiene in mano i bastoni per sciamanizzare e tutti onorano gli utcha, nel frattempo lo sciamano giace seduto e, non appena giunge il suo utcha, perde i sensi, mantenendo le braccia allargate e immobili e il corpo irrigidito come un bastone.
Tutte le volte che arriva l’utcha lo sciamano sviene e si irrigidisce e allora è necessario sollevarlo dalla testa, se ciò non avviene egli rimane per terra anche per due o tre ore; quando questi si alza, l’utcha parla già con lui sussurrandogli nell’orecchio e lo sciamano ripete tutto meccanicamente. Questo rito si chiama “chiamare a sé lo spirito”.


MALATTIA E DELIRIO DEGLI SCIAMANI TUNGUSI


Čolko Ivan, sciamano.
Basso Tunguska, urocišče6 Ingaarykta.
31 maggio 1925.

Prima di essere definitivamente uno sciamano, colui che si accinge a diventarlo sta male per lungo tempo e ha la testa confusa; arrivano gli spiriti maligni che spaccano, lacerano e tagliano la sua carne a pezzetti e ne bevono il sangue. Successivamente ne staccano la testa e la gettano in una fucina dove vengono forgiati i diversi accessori di ferro del suo costume. Gli spiriti in questione appartengono agli sciamani defunti.


Semёnov Semёn, sciamano.
Basso Tunguska, foce del fiume Siёkgioma.
7 giugno 1925.

Una persona non puo diventare sciamano se nella sua stirpe non ve ne sono stati degli altri; infatti il dono sciamanico lo riceve solo colui che ha degli antenati sciamani, in quanto viene tramandato di generazione in generazione. Lo stesso fratello maggiore del narratore, Ilja Semёnov, era sciamano e allo stesso modo lo erano anche il nonno paterno e quello materno; la sua nonna materna era una iacuta di Cirinda del clan Džakdakar degli iacuti Essejskie7.
Quando Semёnov Semёn compie la Kamlane8, arriva lo spirito del fratello defunto Ilja e parla con la sua bocca; lo sciamano racconta che e divenuto tale alleta di quindici anni su invito dei suoi antenati sciamani dopo un anno intero di malattia, in cui presentava gonfiori addominali e frequenti svenimenti. Il malessere scompariva solo quando egli cominciava a cantare. Gli antenati giunsero da lui per sciamanizzarlo, mettendolo in piedi come un palo e lanciandogli frecce  fino a fargli perdere i sensi; poi fecero a pezzi la sua carne, separando le ossa e contandole per vedere se erano sufficienti affinche Semёnov potesse diventare sciamano. Generalmente, durante questo procedimento, il futuro sciamano, pallido ed esangue, trascorre lintero giorno senza ne mangiare ne bere e al termine del rito gli antenati gli offrono da bere del sangue di renna.
Lo stesso rito viene osservato con ogni sciamano tunguso, che puo cominciare a sciamanizzare soltanto dopo che gli antenati hanno in tal modo dissezionato il suo corpo e contato le ossa.
Molto tempo prima sul fiume Tunguska viaggiava uno studioso, Aleksej Makarenko, che prego Semёnov di sciamanizzarlo e che vide esaudita la sua richiesta.


Mafusuilov Timofej.
17 gennaio 1925.

Secondo le concezioni tunguse, una persona prima di diventare sciamano si ammala di malattia mentale per qualche anno e sono proprio gli sciamani defunti a portare la pazzia; in queste occasioni si dice “sembra che lantico sciamano sia penetrato”.
Presso i Tungusi, gli sciamani si dividono in quelli posseduti dall’alto e in quelli posseduti dal basso: i primi curano le malattie delle renne, gli ultimi ogni tipo di malattia degli uomini
Da qualche parte nel cielo gli spiriti degli sciamani morti tagliano a piccoli pezzi lo sciamano tunguso e poi lo infilzano su pertiche appuntite; secondo l’usanza per un buon sciamano occorrono quattro pertiche.


L’ALBERO E GLI ANIMALI SCIAMANICI PRESSO I TUNGUSI


Semёnov Semёn, sciamano.
Basso Tunguska, foce del fiume Siёkgioma.
7 giugno 1925.

Lassu nel cielo esiste un albero speciale, tuuru, dove vengono allevate le anime degli sciamani, prima che essi diventino tali; sui rami di quest’albero vi sono dei nidi: più in alto si trova il nido, più forte sarà lo sciamano che vi viene allevato, egli saprà di più e vedrà più lontano degli altri sciamani.
La cassa del tamburo sciamanico è ricavata da un larice vivo, e lo stesso albero continua a vivere in ricordo e nel culto di quell’albero-tuuru dove viene allevata l’anima dello sciamano. In memoria di questo tuuru, ad ogni kamlan’e lo sciamano pianta presso la tenda dove avviene il servizio un palo con uno o più rami trasversali; il palo stesso è chiamato tuuru sia dai Tungusi del Basso Chatanga (località del Basso Tunguska) che da quelli dell’Angara, diversamente i Tungusi venuti a contatti con gli Iacuti lo chiamano serge. Questo palo viene ricavato da un tronco lungo e sottile di larice, ai rami trasversali viene appesa della stoffa bianca e, in particolare, i Tungusi dell’Angara vi appendono la pelle di una renna sacrificale. Un tuuru simile a quello dei Tungusi del Basso Tunguska si trova anche presso le comunità del Medio Chatanga.
Secondo la tradizione tungusa, quando uno sciamano agisce, la sua anima sale in cielo a Dio tramite questo palo, poiché durante la kamlan’e il palo cresce e raggiunge la sommità della sfera celeste.
In occasione della creazione della Terra e degli uomini, Dio creò due alberi: uno maschile, il larice e uno femminile, l’abete.


Čolko Ivan, sciamano.
Basso Tunguska, urocišče Ingaarykta.
31 maggio 1925.

La dove finisce il giorno e comincia la notte vi e un albero che si chiama tuuru, su di lui, nei nove rami, ci sono dei nidi uno piu alto dell’altro: in questi nidi si allevano le anime degli sciamani.
Ogni sciamano ha la propria madre-animale che ha le corna e richiama l’immagine dell’alce.
   


NOTIZIE BIOGRAFICHE DEI NARRATORI


Basilchanov Bagduj, buriato dell’ulus Basaev, nel distretto di Ol’zony. Analfabeta. Residente in un villaggio.


Bulgatov Buin, 31 anni, buriato del distretto di Ol’zony, del villaggio di Bulaevo, provincia di Echirit-Bulagat. Analfabeta. Residente in un villaggio.


Čolko Ivan, tunguso della stirpe dei Čapogiry della regione Turchansk. Di professione sciamano, vive nel Basso Tunguska presso Ingaarytka. In presenza di Ksenofontov ha compiuto una kamlan’e su un malato. Egli sa parlare solo tunguso e le sue testimonianze sono state tradotte da due membri della cooperativa Tungus di Erbogačen insieme ai quali Ksenofontov e Čolko hanno navigato 25 giorni in barca da Erbogačen (un grande villaggio nell’alto corso del fiume N. Tunguska) fino alla città Nuova Turuchansk, nell’estate del 1925.


Mafusuilov Timofej, 28 anni, tunguso della stirpe dei Bujagiry, della settima generazione dei Kangalassy, che transumano tra i fiumi Lena e Aldan. Sa parlare bene anche in iacuto.


Semёnov Semёn, 60 anni, tunguso della stirpe dei Čapogiry della zona di Turuchan. Al momento degli incontri viveva alle foci del fiume Siёkgioma, affluente del basso corso del Tunguska.


Stepanov Michajl, 53 anni, buriato dellulus di Basaevsk, di distretto di Ol’zony, della provincia di Echirit-Bulagat. Analfabeta, sciamano noto in tutta la zona, quasi tutti giorni viene condotto dai suoi parenti per le sue sedute sciamaniche. Stepanov testimonia volentieri del culto sciamanico e ha dato la massima disponibilità per la pubblicazione di quanto da lui raccontato.
Nell’inverno del 1923, su invito del prof. B.E. Petri alle sue lezioni pubbliche nella città di Irkutsk, davanti a un grande auditorio, Stepanov ha dato dimostrazione del rito sciamanico chiamando e accogliendo in sé gli spiriti degli antenati, fornendo così dati interessanti sullo sciamanesimo allo studioso.
Nel novembre del 1925 Ksenofontov trascorse un’intera settimana con lui, accompagnandolo e assistendo alle sue sedute; Stepanov gli dettò i testi in lingua buriata delle sue invocazioni sciamaniche dall’inizio alla fine, cercando di non dimenticare i passaggi chiaveuchašeev Bulagat, 70 anni, buriato del distretto di Bulagat, della provincia di Echirit-Bulagat. Analfabeta. Non è mai uscito dal suo ulus.
 

BIBLIOGRAFIA


Czaplicka, M.A., Aboriginal Siberia, Oxford University Press, Oxford, 1969.

Eliade, M., Lo sciamanismo e le tecniche dellestasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1992.

Ksenofontov, G.V., Legendy i rasskazy o šamanach i jakutov, burjat i tungusov (“Leggende e racconti sugli sciamani iacuti, buriati e tungusi), Mosca, 1930.

Vagge Saccorotti, L. (a cura di), Leggende sugli sciamani siberiani, RCS Libri, Milano, 2005.





1 Con il termine ulus (pl. ulusy) si indica una sorta di confederazione tribale che raggruppa diversi nasleg (unità amministrative che raggruppano da uno a più di trenta clan) sotto il dominio di un khan o di altro capo comune.
2 Secondo Czaplicka, anticamente i clan buriati erano chiamati yagans. I Russi hanno fondato diversi clan amministrativi (rod), ognuno composto da diversi yagans.
3 Diversi rod sono poi uniti all’interno di uno stesso gruppo amministrativo chiamato vedomtsvo, che nel linguaggio quotidiano ha il significanto di “dicastero”, “ente”.
4  La versta è un’antica unità di misura di lunghezza russa e corrisponde a circa un chilometro.
5  Bucha-nojyn è tradotto con ”toro”, ”principe” ed è il mitologico antenato del popolo buriato, uno dei figli del grande dio Esege-Malaan-Tengri, sceso dal cielo sulla Terra per difendere il suo popolo dalle tentazioni degli spiriti maligni nord-orientali. In suo onore gli sciamani buriati organizzano all’inizio dell’anno le cosiddette tajlgany, ovvero preghiere pubbliche, invocazioni e sacrifici di vario genere.
6  Con questo termine si indica ciò che costituisce un confine, un limite naturale come un burrone, una montagna; oppure una zona che si distingue dai luoghi circostanti, come un boschetto in una radura, una palude in un bosco ecc.
7 Gli iacuti Essejskie erano con buona probabilità i tungusi iacutizzati.
8 Il termine kamlan’e indica la seduta sciamanica e deriva da qam (sciamano), voce delle popolazioni turche della Siberia meridionale.



Donna buriata che indossa il costume tradizionale.



Sciamana buriata.



Sciamana buriata si prepara per la seduta.



In rosso è indicato il territorio corrispondente alla Buriazia.



 Foto d’epoca di una famiglia di Tungusi davanti alla loro classica tenda ricoperta di pelli di renna.



Nomade tunguso con l’inseparabile renna. La foto risale al 1930.



In giallo è indicato il territorio corrispondente alla Tunguska.


2 commenti:

  1. Un affascinante punto d'inizio per esplorare le culture della Siberia, che, seppur con alcuni elementi comuni, sono numerose e sfaccettare. È un lavoro che prima o poi dovremo intraprendere seriamente! Intanto, complimenti per questo goloso assaggio!

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    1. Grazie mille! E questo è solo l'inizio! ;)

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